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2011, la guerra ibrida in Italia

Tratto da un articolo di Giampaolo Rossi
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UN ATTO DI GUERRA
Nel 2011 si consumò un atto di guerra contro l’Italia. Ormai non ci sono più dubbi.
L’inchiesta della Procura di Trani contro la Deutsche Bank, riportata ieri da Il Giornale, conferma che ciò che avvenne in quei mesi convulsi non fu un incidente della storia ma un pianificato attacco alla nostra sovranità nazionale orchestrato dalle centrali della tecnocrazia finanziaria e da alcune cancellerie europee.

L’accusa ai vertici della banca tedesca è di aver svenduto per oltre sette miliardi di euro i titoli di Stato italiani in portafoglio manipolando il mercato, violando la normativa e generando artificialmente quel crollo della fiducia che avrebbe innescato l’imbroglio dello spread e la successiva pantomima del “rischio deafult” del nostro paese.

L’operazione Deutsche Bank sarebbe stata compiuta nei primi sei mesi del 2011; poche settimane dopo partì la seconda operazione, quella del complotto orchestrato da Napolitano allo scopo di sostituire il governo Berlusconi (democraticamente eletto) con quello di Mario Monti, imposto dalla Merkel e dai circoli finanziari europei.

Difficile non vedere un collegamento tra i due accadimenti.

La guerra finanziaria servì a preparare il terreno al golpe dell’autunno; la caduta di Berlusconi venne così legittimata dalla perdita di fiducia dei mercati internazionali, dalla conseguente campagna di terrore mediatico messa in piedi dai giornali confindustriali e dall’assedio giudiziario che in quei mesi toccò livelli devastanti.

MA PERCHÉ TUTTO QUESTO?
L’eliminazione politica di Berlusconi risolveva una serie complessa d’interessi in Italia e all’estero.

In Italia consentiva alla sinistra e al sistema di potere ad essa legato (economico e giudiziario), di togliere di mezzo l’odiato nemico non essendoci riuscita con gli strumenti della democrazia e con 20 anni di aggressione della magistratura.

In Europa permetteva di eliminare un governo che si opponeva alle politiche recessive imposte dalla Germania (e che furono adottate in piena obbedienza da Monti), scettico rispetto al potere della tecnocrazia e dell’euro.

Fuori dall’Europa consentiva di rimettere in riga l’Italia che aveva assunto un’eccessiva autonomia in politica estera a partire dal legame di Berlusconi con Putin e che avrebbe potuto ostacolare i disegni egemonici Usa che da lì a poco sarebbero partiti in Medio Oriente (Libia, Siria) e in Ucraina.

Ma c’è anche altro: Ambrose Evans-Pritchard uno dei massimi esperti di economia internazionale e certo non sospettabile di simpatie per Berlusconi, ha scritto che la crisi del 2011 fu generata dagli errori della Bce che furono fatti ricadere sull’Italia portando a quello che lui ha chiamato un “colpo di Stato sicuramente nello spirito se non anche nel diritto costituzionale”.

LA GUERRA IBRIDA
Quello del 2011 è stato il primo esperimento di “guerra ibrida” contro un paese dell’Unione Europea. Fino a quel momento, le guerre ibride (quelle cioè che si combattono senza strumenti militari ma il cui obiettivo rimane comunque la conquista di un paese), le avevamo viste in Medio Oriente (con le varie rivoluzioni arabe manovrate dalle centrali d’intelligence occidentale) e nell’area post-sovietica (con le rivoluzioni colorate).

Certo è che la guerra all’Italia del 2011 non avrebbe avuto successo senza appoggi interni; e l’immagine di un Presidente della Repubblica italiana che organizza la rimozione di un governo eletto dai cittadini per metterci un Presidente del Consiglio nominato da lui, rimarrà una delle pagine più umilianti della nostra storia.

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